Percorsi umani sentimentali e mentali di una medio-borghese ragazza di campagna un po' cresciuta
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una finestra aperta sulla mia mente e sul mio cuore.
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sono stanca di entrare ed uscire da uno stile di vita sano e castrante.
vorrei riuscire a mangiare sano, regolarmente, leggero, senza morire di fame e enza sentirmi esplodere la testa dal desiderio di mangiare qualcosa di buono, gustoso, soddisfacente. sono stanca di svegliarmi di pomeriggio e vagare ancora semi incosciente fino alla dispensa, rovistare e mangiare qualcosa, senza sapere neanche bene cos'è, e poi a metà serata guardare la carta e non ricordare neanche un morso, neanche un sapore.
mangio e mi dimentico di averlo fatto, non ricordo il gusto, non ricordo di aver masticato, ingoiato.
sono stanca di aver voglia e non aver voglia di andare a correre, di muovermi, stanca di essere stanca, svogliata.
sono stanca di cambiare peso, misure, umore. stanca di sentrmi l'angoscia addosso per non fare la cosa giusta, vivere nel modo giusto. angoscia che mi attanaglia la gola perchè non peso quanto dovrei, perchè sopra il jeans si affaccia una morbida rotondità molliccia e bianchiccia, perchè ogni volta che entro al bar penso se prendermi o no un cornetto. angoscia che mi avvolge quando vado a letto e penso che ciò che dovrei fare è tanto lontano dal mio modo di vivere che pensare di cambiare vita equivale quasi al suicidio dell'anima, alla castrazione della gola.
eppure voglio cambiare vita, voglio voglio voglio una vita diversa, fatta di vita sana, cibi sani, pasti leggeri, corsette mattutine e una taglia 40. un fisico tonico, asciutto, normale. e vorrei che questo pensiero non mi angosciasse, non mi terrorizzasse, non mi stancasse tanto.
così ho deciso che almeno, per coccolarmi un po' e non sentirmi un mostro, quando mi pagheranno il mio primo stipendio, di regalarmi una serata al centro thalassos, fatto di massaggi e fanghetti, per ricordarmi che posso essere bella anche senza essere perfetta.
quando ho iniziato a scrivere questo blog, on so più quanto tempo fa, mi sono ripromessa di non farne solo un secchio per la spazzatura, dove riversare le mie angoscie o il mio dolore. volevo fosse uno specchio della mia vita, dei miei pensieri, un posto dove lasciare un segno indelebile per ogni pensiero o avvenimento che per qualche motivo per me ne era degno. oggi è una di quelle giornate che non dovrei mai dimenticare: oggi ho firmato il mio contratto per la scuola di specializzazione. sono molto contenta, di una contentezza pacata, serena. sono nuovamente all'inizio di un percorso, di un nuovo ciclo della mia vita e sono felice. riniziare è una sensazione piacevole, ti da la sensazine di poter fare tutto, che tutto ti sia accessibile, è quasi come la mania ma più leggero, sobrio.
posso riprendere a fare progetti, posso permettermi di nuovo di fantasticare, di sognare un domani migliore di ieri. riniziare vuol dire potersi buttare alle spalle gli errori del passato e potersi dimostrare che si è veramente imparato qualcosa dai propri sbagli. sono stata una studentessa normale, una studentessa brillante, poi di nuovo mediocre e ora posso riniziare, comprendere dove ho sbagliato e non commettere più quegli errori, o vigliare per cercare di evitarli. posso imparare nuove cose, crescere come medico, come persona. tutto questo e molto altro mi rendono contenta, felice, commossa.
oggi è un gran giorno, venerdì 17, e non voglio mai più sentire nessuno dire che porta sfiga!
se sei stato depresso sai di cosa parlo.
quando attraversi il deserto ti ricordi molto bene cosa sia l'arsura.
il pensiero si fa sfuggente, ha la sensazione di andare a caccia di farfalle, allunghi il retino e sei sicuro di averla presa ma poi non ti resta niente in mano e la farfalla è li.
vai a letto e ti sembra di rotolare assieme ai tuoi pensieri, non riesci a focalizzarne uno, la mente palleggia da un'idea all'altra senza riuscire a fermarsi.
non metto a fuoco.
ho la sensazione perenne di aver scordato qualcosa, una cosa importante.
i segni ci sono tutti ma potrei anche sbagliarmi, probabilmente mi sbaglio, credo di sbagliarmi.
però questa sensazione di indeterminatezza doveva svanire, doveva finire e così non è...
io amo le mie gatte.
sono profondamente innamorata delle mie gatte.
di tuttii gatti in effetti ma loro sono mie, anzi, loro vivono con me e quindi di loro sono più innamorata.
perchè non c'è vlta che io le guardi, mentre dormono, mentre mi miagolano, mentre si strofinano contro le scarpe puzzone con aria estasiata, non c'è volta che non senta un motto dello spirito riempirmi il cuore, e penso che è sublime imparare a conoscerle, capirle, e perdersi nei loro occhi quando ti guardano.
io adoro le mie gatte, adoro vivere con loro e se mi pagassero per farlo vivrei di questo, di gatti e occhiate gattose.
festeggierò comunque. festeggerò una vita nuova, un nuovo obiettivo, i vecchi amici. festeggerò il cambiamento, che quando arriva sconvolge sempre la tua vita. andrà tutto bene.
ho la testa che fa la centrifuga.
mille pensieri si rincorrono, e non è un buon segno.
lo amo, lo amo intensamente. sono innamorata di lui, ogni fibra del mio corpo è innamorata di lui. voglio solo lui. perchè stare con lui è come rientrare a casa dopo un lungo viaggio. lo amo ma non posso aiutarlo. vorrei avere una forchetta magica, che mi faccia raccogliere la sofferenza dalla sua anima. lo amo e posso solo guardarlo con la sua aria sgomenta che trapela mentre corre o mentre mangia o mentre sta al pc.
mi sento impotente.
la mia vita è in balia di eventi che non posso controllare. l'ansia mi annienta, mi mangia, mi consuma. mentre la rabbia cresce, aumenta.
non sono fatta per questa vita, non mi piace questa vita. fatta di gente cattiva, senza un perchè, che ti sputa addosso per noia, senza quasi neanche piacere. ma la sofferenza è vera, la mia vita è vera, e me la stanno rovinando così, senza un perchè.
non sono fatta per tutto questo, per combattere. non so combattere contro gli altri, non so combattere contro di me, contro la fame, la depressione, la mania.
non mi interessa se è così per tutti o solo per me, so solo che così non mi piace, non mi piace più e ho come l'impressione che andando avanti sarà sempre meno piacevole. mi chiedo perchè farlo allora.
passo la vita a privarmi di ciò che vorrrei e a fare cose che non amo per ottenere poco e nulla.
ho 33 anni, il mio corpo invecchia, fa male, si rovina e accudirlo diventa sempre più pesante, complesso.
sono stanca di tutto questo.
mi sento sola.
le sensazioni sono costanti della nostra vita che invano si cerca di definire e che influenzano umori e decisioni molto più di quanto vorremmo. si discute se sia o meno giusto ma la verità è che esistono e impregnano la nostra quotidianità. a volte sono talmente tante e talmente intense che l'aria che respiri sembra diventare densa e i pensieri torbidi. e ora questa sensazione sta pervadendo la mia vita, di nuovo e io non so come fare. quando ero alle superiori, in prima credo, nel paese dove sono cresciuta è successa una disgrazia, una di quelle che sembrano uscite da una novella verghiana, un bambino è morto, annegato. era un caldo pomeriggio di fine maggio, faceva caldo e questo bambino con degli amici hanno deciso di andare a farsi il bagno in una buca scavata nel terreno e piena d'acqua che nelle campagne dei paesi si fanno per avere una riserva per l'irrigazione. quel bambino è semplicemtene annegato, perchè l'acqua, densa, lo ha trascinato giù e i suoi amichetti non sono riusciti a tirarlo fuori. la storia continua tra urla, corse disperate, e sgomento. il paese è sprofondato in un silenzio irreale che ha pervaso i giorni seguenti e come una cappa ha reso tutto pesante, lento. non ci sono parole per descriverlo, sono solo sensazioni, ma chi c'era sa di cosa parlo. era la prima volta che una sciagura si abbatteva nella vita che mi circondava e lo sgomento era costantemente davanti ai miei occhi, nei miei occhi. non ho mai dimenticato quella sensazione e ieri l'ho sentita di nuovo. io non c'ero, non ero li, né con quel bambino né in raffineria, ma so che l'aria era la stessa, la sensazione doveva essere la stessa. lo so perchè quando ale è rientrato a casa nei suoi occhi c'era la stessa espressione che ho visto sul viso dei miei compaesani, sul viso di quei bambini che hanno stretto la mano del loro amico fino a sentirsela scivolare via, quell'espressione che hanno le persone quando la morte ti capita accanto, vicino quanto basta perchè tu ne percepisca tutto l'abominio, tutta la disperazione e tutta la grandezza che solo lei porta con se. io non sono mai stata così vicina alla morte, anche se sono un medico, ho visto persone malate ma mai in fin di vita, ho visyo persone decedute ma nessuna di loro era vicino a me, o era con me poco prima. ed io invece dovrei conoscerla, dovrei imparare ad averci a che fare, dovrei imparare e mettere le mie mani sul viso di chi si sente annientare da una perdita e togliere la sofferenza, sollevarla, aiutarla ad attraversare questo tunnel per dirgli che poi la normalità torna, lentamente, la vita torna al suo scorrere ed è giusto così. ma nel frattempo non si può sfuggire a queste sensazioni, non le si può ignorare. dobbiamo imparare a conviverci, a riconoscerle, per farci guidare mentre le attraversiamo.
l'altro giorno mentre guardavo la tv una nuova pubblicità ha catturato la mia attenzione per il crescente di cazzate che spara. di solito gli spot della cocacola sono carini, alcuni memorabil, mai avrei pensato che potessero fare una pubblicità così irritante.
ma andiamo ad analizzare il capolavoro. lo spot è in bianco nero e rosso, disegnato da un bambino con evidenti problemi di coordinazione mano-monoemisfero, fuori campo una voce fastidiosa di una bambina che speriamo non abbia più di 6 anni (dopo sarebbe irrecuperabile). la voce ci informa: mi chiamo giulia e vivo a pisa (vabeh sticazzi). ultimamente tutti parlano di crisi( perchè c'è una brutta crisi mondiale bambina, menomale che se ne parla! cazzo vuoi che facessero? disegnini?): io sono ottimista (no, tu voti berlusconi) forse perchè a me bastano le cose semplici (no, non c'entra un cazzo, è perchè sei idiota) io preferisco andare in bici che in una super-macchina (e questa è la dimostrazione che sei idiota: le bici servono solo ad intralciare il traffico. e poi manco c'hai la patente!) andare in vacanza dalla nonna più che in un resort (ma ti ascolti? ma lo sai cos'è un resort? evidentemente no altrmenti non avresti mai detto questa immane minchiata) preferisco la pizza al sushi (può capitare. e di questo ti ringraziamo, più sushi per noi) e un panino col salame al caviale (il caviale non piace a tutti ma tu resti una buzzurra) perchè invece che andare ad una cena di gala, preferisco stare a casa a mangiare il ragù della mamma (e qui un attimo di riflessione. primo perchè devi schiavizzare tua mamma invece di andare a cena fuori ma poi, chi cazzo è che preferisce stare a casa a ruminare pasta e pomodoro invece che andare in un bel posto a farsi servire e riverire e mangiare delizie? chi? solo una cerebrolesa come te, piccola inutile idiota) e poi tutti a giocare a carte, tanto vinco sempre io! (vedi? o non ti sei accorta che hanno pietà di te e ti lasciano vincere oppure bari, ed entrambe sono possibili perchè abbiamo appurato che voti berlusconi)
ora vorrei che la coca cola mi spiegasse perchè una pubblicità che invita la gente a non fare un cazzo e starsene a casa e mangiare fonfamentalmente pane e acqua in questo momento di crisi dovrebbe spingere le persone a comprare una cosa sostanzialmente superflua, soprattutto nella quotidianità. e perchè una bambina petulante evidentemente ottusa verso il mondo e la globalizzazione ( di cui la coca cola è uno dei simboli) dovrebbe far aumentare le vendite.
qualcuno abbatta giulia e sterilizzi i genitori, e ridatemi gli omini che vivono nei distributori automatici!!!